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Sfuggiti alla leva / 1

Come vi racconterò in questa rubrica in due puntate l’Istituto S. di Vicenza non è per me una semplice casa di riposo. Al S. svolsi il Servizio Civile come Obiettore di Coscienza (OdC) e quello che accadde in quei dieci mesi ha poco a che fare con una attività socialmente utile.

Era il Novembre 1998 quando arrivai un po’ spaesato alla segreteria del S. dove conobbi subito il mio primo collega, Manuel, anche lui come me con il morale a terra e fresco di cartolina di precettazione.

La responsabile ci aveva avvertito che per i ragazzi fuori città non sarebbe stato possibile tornare a casa la sera e che erano stati messi a disposizione due alloggi adatti allo scopo. Già ci immaginavamo la noia, la sofferenza dall’essere lontani da casa e dagli amici durante le serate dell’inverno che si avvicinava.

Il giorno seguente scoprii che la storia della permanenza forzata presso l’istituto era una balla, forse per giustificare chissà quali rimborsi elargiti da chissà quale ente. In realtà finito il turno giornaliero ognuno era libero di lasciare l’istituto per poi ripresentarsi il mattino seguente.

Pensai quindi che dopo i primi giorni avrei fatto quotidianamente il pendolare utilizzando il bus. Invece nei dieci mesi successivi tornai a casa solo per le festività e nei fine settimana, tale fu il divertimento nel passare le serate in appartamento o in giro per Vicenza con i miei colleghi.

Durante la mia permanenza al S. noi OdC rimanemmo sempre una quindicina, divisi in due appartamenti situati nello stesso edificio. Il più vecchio tra i due dava su Corso Padova, una strada piuttosto trafficata che parte dal centro città e prosegue verso la zona est di Vicenza.

In fondo all’appartamento più vecchio c’era il cosiddetto “stanzone”, una stanza grande e polverosa con una sola finestra adibita a dormitorio comune per i nuovi arrivati. La regola imponeva che le matricole soggiornassero nello stanzone finché un altro OdC con anzianità più elevata non avesse finito il suo servizio e avesse quindi liberato la propria stanza. A me e Manuel andò bene: dormimmo nello stanzone solo un paio di settimane per poi occupare una stanza ciascuno nell’altro appartamento.

Continua.

Questo articolo è stato pubblicato originariamente nel mio blog presso deelan.com.


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